À’isha al‑Wadai è nata in Yemen e, a dodici anni, fu venduta come sposa bambina a un uomo molto più grande. Grazie all’intervento di organizzazioni umanitarie, fu salvata e trovò in Italia una seconda possibilità, diventando una scrittrice e giornalista di successo. Decisa a dare voce alle altre vittime di matrimoni forzati, pubblica la sua autobiografia, ma si confronta subito con l’ipocrisia e il pregiudizio della società occidentale, rappresentati da un giornalista che la vede solo come vittima di un sistema religioso e culturale arretrato.
La trama esplora la dualità tra i mondi Medio‑Orientale e Occidentale, mostrando come il corpo delle donne, in particolare delle bambine, sia teatro di ideologie contrastanti. À’isha deve fare i conti con i fantasmi del passato, con il ricordo del marito e del periodo trascorso con lui, e con la lotta per la libertà femminile in entrambe le culture. Lo spettacolo “La bambina di carta” diventa così un’opera di sensibilizzazione e un invito a smontare le ipocrisie e i pregiudizi che avvolgono il tema delle spose bambine, stimolando un dibattito più consapevole sulla libertà e il ruolo delle donne.